Una delle formule più scontate per presentare qualunque iniziativa, oggetto,
personaggio (non una signora, però), che abbia superato i quattro, cinque lustri di vita, è segnalare quanto, nonostante il traguardo raggiunto, non dimostri la propria età.
Nel 2010, La Mode Illustrée festeggia i 150 anni dalla fondazione, e li dimostra tutti.
Per fortuna. Nessuna testata di moda che sia sopravvissuta all'usura del tempo, né in Europa né negli Stati Uniti, può vantare una storia così lunga e seducente.
Nella Francia Secondo Impero che, a ruota dell'Inghilterra, scopriva le infinite
opportunità dell'industria e l'attrattività del consumo di massa grazie anche alla coscienza critica di un mondo intellettuale e letterario pronto a denunciarne gli aspetti meno splendidi (il trentennio abbondante che va dalla concezione della Commedia Umana di Balzac alla saga dei Rougon-Macquart di Emile Zola segue quasi
cronologicamente il passaggio dai moti del 1948 alla Commune fino al Terzo Impero), La Mode Illustrée accompagnò decine di migliaia di donne, di madri di famiglia,
di piccole imprenditrici del focolare, alla scoperta delle infinite declinazioni del gusto:
il gusto di vestirsi, di scegliere l'abbigliamento più adatto per ogni occasione e per
crearne di nuove, il gusto di ricevere, di decorare la casa, di leggere.
La sua icona di riferimento era l'imperatrice Eugenia e i centocinquanta abiti di produzione rigorosamente francese (“il mio
guardaroba politico”, come lo definiva) con cui presenziò all'apertura del Canale di Suez, nel 1869; lo stile delle sue pagine, al tempo stesso intimo e sofisticato. Fu il primo settimanale di moda, e per causa: “Abbiamo deciso questa cadenza per evitare
gli inconvenienti legati ai mensili, che nelle mode non possono tenere i loro lettori al corrente delle ultime tendenze, e che nella scrittura sono costretti ad accorciare o mutilare storie e romanzi per rispettare l'imperio della pagina” spiega l'editoriale del primo numero, dimostrando quanto siano inutili i timori dell'industria della moda del Terzo Millennio per il gradimento delle otto-dieci
collezioni pret-à-porter l'anno, attraverso la penna di Emmeline Raymond, donna di carattere ed energie inesauribili, che guidò le sorti della Mode Illustrée ininterrottamente dal 1860 al 1902, lungo una tradizione inaugurata da Sarah Josepha Hale, la fondatrice del college di Vassar che, con il Lady's Godey's Book, unì le lettrici degli Stati d'America del nord e del sud prima della Guerra di Secessione, ma che affondava le radici nella straordinaria volontà con cui, quasi cent'anni prima, a Londra, Eliza Heywood aveva sfidato Joseph Addison e Richard Steele fondando il Female Spectator.
Questo inestimabile patrimonio di immagini, di disegni, di testi e di idee, testimonianza straordinaria dell'evoluzione dell'editoria, dell'industria della moda e della sua pubblicità, dal 2010 sarà lo spunto per un'importante serie di iniziative: una grande mostra celebrativa itinerante nelle capitali della moda; una collana di monografie e di directories; un osservatorio e molti altri eventi.
La stessa Mode Illustrée torna ad occupare uno spazio, e a rivestire il ruolo di protagonista, nella lingua e sui media che ormai le sono più consoni: Fashion Illustrated, il nuovo portale dell'industria, dell'economia, dei personaggi e delle tendenze della moda, declinato in italiano e in inglese e articolato in un mensile, un magazine settimanale interattivo online che esalta tutte le opportunità video-informative del web e un'agenzia di news via Internet e twitter. Una serie di mezzi unici per affiancare la fashion community nelle nuove sfide mondiali, e a tagliare ogni giorno nuovi traguardi, lungo una tradizione e uno charme nati 150 anni fa. Storici.
E attualissimi.
Fabiana Giacomotti
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